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Mal di schiena: la fisioterapia vince contro il bisturi!

di M. Musorrofiti – C.Visciano
La fisioterapia sta facendo passi da gigante. Certo, va sottolineato, che in alcuni è necessario percorrere esclusivamente la strada chirurgica, poiché vi sono alcune situazioni in cui l’intervento conservativo non riesce a incidere sulla problematica in questione, ma con questo articolo intendiamo affrontare nuovi approcci riabilitativi sempre più incisivi in queste problematiche. La fisioterapia odierna si sta sempre più evolvendo, ha sviluppato nuove metodiche di successo per cercare di contrastare una delle patologie più comuni: il mal di schiena. In tal modo si è ridotto notevolmente il ricorso all’intervento chirurgico. E’ bene ricordare che ci sono casi dove ancora non è possibile intervenire in maniera incisiva con pratiche conservative, ma negli ultimi anni si è riscontrata una riduzione di interventi chirurgici a favore casi ben riusciti con pratiche fisioterapiche.
Cos’è l’ernia del disco?
Tra una vertebra e l’altra esiste un cuscinetto, denominato disco intervertebrale, che consente i movimenti tra le vertebre. È costituito da una componente esterna più resistente e da una interna più gelatinosa che assorbe i carichi. Per un forte carico sul disco, in seguito a uno sforzo o trauma o eccessiva torsione, la parte esterna del disco può rompersi con fuoriuscita del materiale gelatinoso (ernia). Quando ciò avviene posteriormente, verso il midollo spinale, l’ernia può comprimere le strutture nervose nel canale spinale e causare dolore e/o sintomi neurologici.
Dove si riscontrano maggiormente sulla colonna?
Principalmente sono due le zone dove si verificano queste problematiche:
  • zona cervicale: si sviluppano prevalentemente tra la quinta e la sesta vertebra cervicale e tra la sesta e la settima (C5-C6 e C6-C7), quelle dotate di maggior mobilità in flesso-estensione e, quindi, più soggette a ripetuti microtraumi;
  • zona lombare: si sviluppano più spesso tra la quarta e la quinta vertebra lombare e la quinta e la prima vertebra sacrale (L4-L5 e L5-S1).
Sintomi:
Molte ernie sono asintomatiche e si posso classificare fra le cosidette patologie da sovraccarico.
Alcuni possibili sintomi di un’ernia cervicale:
  • dolore cervicale
  • cervico-brachialgia
  • dolori precordiali e scapolari
  • disturbi di sensibilità, motilità, trofismo e riflessi agli arti superiori
  • disturbi di sensibilità, motilità e riflessi agli arti inferiori
  • disturbi sfinterici
  • Alcuni possibili sintomi di un’ernia lombare:
  • dolore lombare
  • lombo-sciatalgia o sciatica
  • lombo-cruralgia
  • disturbi di sensibilità, motilità, trofismo e riflessi agli arti inferiori
  • difficoltà a stare fermi a lungo in piedi
  • disturbi sfinterici
La sintomatologia dell’ernia del disco lombare (che è la più frequente) inizia in genere con una lombalgia acuta associata a sciatalgia.
  • Trattamento farmacologico
  • Farmaci da banco
Se il dolore è lieve-moderato, il medico può prescrivere un farmaco antidolorifico da banco, come l’ibuprofene (brufen, Oki, ecc), acetaminofene (Efferalgan, ecc.) o naprossene.
Ricordiamo che moti di questi farmaci comportano un rischio di emorragia gastrointestinale, inoltre una dose eccessiva di paracetamolo può danneggiare il fegato.
Se il dolore è molto forte il medico può prescrivere narcotici .
Alcune volte possono essere fatte delle infiltrazioni specifiche nella zona radicolare dove si trova l’ernia.
Rimedi naturali
Si può preparare un impacco disinfiammante per i dolori lombari. Diluisci in mezzo litro d’acqua calda 4 gocce di olio essenziale di camomilla romana, 5 gocce di olio di rosmarino, 5 di olio di lavanda e fai degli impacchi mattina e sera, tenendo il panno sulla schiena finché non si raffredda.
Una posizione molto semplice che aiuta a dare un po’ di sollievo consiste nello stendersi sul letto, in posizione supina e mettere un cuscino o anche 2, sotto le nostre ginocchia, in modo che siano abbastanza piegate e flesse. Questa posizione ci permette di evitare la rettilizzazione del nostro tratto lombare, cercando così di evitare quella compressione a livello discale che può creare tanto dolore.
Raccomandazione
Durante la fase acuta evitare di mettersi a letto , non può che peggiorare le cose . Cercare di camminare il più possibile con scarpe comode
Come prevenirlo?
Bisogna fare un attività motoria adatta alle proprie caratteristiche ( età , peso , struttura corporea , stato fisico ecc.. ) e non bisogna trascurare di fare molto stretching delle catene muscolari. Fondamentale fare esercizi di respirazione diaframmatica.
Il trattamento riabilitativo
Molte persone migliorano in un mese o due con un buon trattamento conservativo.
  • La terapia fisica: ( da fare in tutto il periodo di riabilitazione in maniera graduale )
  • Campi elettromagnetici
  • Ciatermia capacitivo resistiva (tecar)
  • Vibrazioni meccano-sonore
  • Terapia manuale
  • Terapia Posturale
  • Terapia in ambiente microgravitario acquatico
  • Stretching dinamico con sistema Imoove
Come terapia manuale spesso vengono svolte delle tecniche di osteopatia o di chiropratica che possono aiutare ad alleviare il dolore locale sul rachide. Segnaliamo per quanto riguarda la terapia posturale una metodica molto innovativa che permette la decompressione vertebrale in microgravità che si chiama SPAD. Per l’allungamento delle catene muscolari posteriori ( che spesso sono molto rigide ) invece vengono utilizzata una panca posturale che permette un allungamento globale decompensato a catena cinetica chiusa (panca Fleximat).

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